Consiglio di Stato – sentenza del 12 dicembre 2018, n. 7026.
È pienamente valida ed efficace la notificazione di atti processuali nei confronti della Pubblica Amministrazione eseguita, a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo estratto dall’Indice PA (IPA). Così è stato recentemente chiarito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 7026 del 12 dicembre 2018. Nel caso in esame un Comune aveva proposto appello avverso una pronuncia con cui il TAR Lazio, accogliendo il ricorso presentato da una Società per azioni, aveva disposto l’annullamento di alcuni provvedimenti amministrativi adottati dall’appellante. In particolare, il Comune aveva chiesto la riforma della sentenza impugnata sostenendo, tra l’altro, la nullità della notificazione del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, in quanto eseguita a mezzo posta elettronica certificata ad un indirizzo estrapolato dall’Indice PA che, a dire del Comune, non rientrerebbe tra i pubblici elenchi menzionati dall’art. 16-ter, comma 1, D.L. n. 179/2012. Il Consiglio di Stato, tuttavia, rigettava il motivo di gravame, ritenendo valida la notificazione nei confronti dell’ente locale in quanto “effettuata presso un domicilio telematico PEC contenuto in un elenco pubblico a tutti gli effetti”. Infatti, come evidenziato nella sentenza in commento, l’art. 47 del D.lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale) ha configurato l’Indice PA quale “primo indirizzario PEC di tutte le pubbliche amministrazioni”, onerando queste ultime di istituire e pubblicare in detto Indice “almeno una casella di posta elettronica certificata per ciascun registro di protocollo”; la Legge n. 228/2012 ha, poi, incluso tale Indice tra i pubblici elenchi, rendendolo utilizzabile per tutte le notifiche. Da ultimo, il D.lgs. n. 179 del 2016 ha ridenominato l’Indice PA in “Indice dei domicili digitali delle P.A. e dei gestori di pubblici servizi”, definendolo “pubblico elenco di fiducia”, nel quale sono indicati gli indirizzi di posta elettronica certificata da utilizzare per le comunicazioni, lo scambio e l’invio di documenti a tutti gli effetti di legge; al suo interno, inoltre, risulta confluito l’elenco di cui all’art. 16, comma 12, D.L. n. 179/2012, espressamente individuato quale pubblico elenco ai sensi del successivo art. 16-ter, invocato dal Comune al fine di sostenere la nullità della notifica del ricorso introduttivo. In virtù di quanto precede, il Consiglio di Stato ha, quindi, chiarito che l’Indice PA deve ritenersi “un pubblico elenco in via generale e, come tale, utilizzabile ancora per le notificazioni alle P.A., soprattutto se, come nel caso in esame, l’amministrazione pubblica destinataria della notificazione telematica è rimasta inadempiente all’obbligo di comunicare altro e diverso indirizzo PEC da inserire nell’elenco pubblico tenuto dal Ministero della Giustizia”. A tale ultimo proposito, la sentenza in commento ha evidenziato che “l’amministrazione, secondo i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento cui deve ispirarsi il suo leale comportamento, non può trincerarsi – a fronte di un suo inadempimento – dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche”.