Fino al 31 dicembre 2014 le spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente (e a questi fatturati dal terzo) rientravano nel reddito del professionista con il seguente meccanismo:

  1. il committente riceveva la fattura di vitto e alloggio con indicazione del professionista che ne aveva usufruito e ne sosteneva la spesa
  2. il committente registrava la fattura considerando il costo indeducibile e iva indetraibile;
  3. il committente consegnava la fattura per vitto e alloggio al professionista, il quale la registrava tra i suoi costi deducendone i costi al 75% secondo quanto previsto dall’art 54 TUIR;
  4. il professionista emetteva fattura per il suo compenso più il riaddebito dei costi di vitto e alloggio;

il commitente registrava la fattura del professionista considerando il costo completamente deducibile

Con l’entrata in vigore del decreto semplificazione le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono più compensi in natura per il professionista. 

In pratica le spese di vitto e alloggio fatturate direttamente al committente sono deducibili per lui e non fanno reddito in capo al professionista. Mentre nel caso in cui le spese di vitto e alloggio siano fatturate dal terzo al professionista e poi da quest’ultimo riaddebitate al proprio cliente rientrano nel reddito professionale. 

Riassumendo:

  • le spese per vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente del professionista sono deducibili al 100% e con iva totalmente detraibile. Occorrerà dimostrare l’inerenza della spesa rispetto all’attività del committente, l’effettività della stessa e che dalla documentazione fiscale risultino gli estremi del professionista o dei professionisti che hanno fruito delle prestazioni e somministrazioni;
  • le spese per vitto e alloggio sostenute direttamente dal professionista saranno dedotte secondo le regole previste dall’art. 54 del TUIR e quindi deducibili nella misura del 75% (1° limite) e per un importo il cui ammontare non deve eccedere il 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (2° limite). L’IVA è detraibile al 100%.

Le regole appena illustrate valgono solo per le spese di vitto e alloggio e non valgono per esempio per il riaddebito delle spese di viaggio del professionista. Nel caso in cui una impresa paghi il biglietto del treno o dell’aereo al professionista che si reca in una unità periferica fuori dal territorio comunale o presso un ente pubblico posto in un Comune diverso dalla sede dell’impresa per tutelarne gli interessi, il relativo importo costituisce, esattamente come il vitto e l’alloggio, un costo inerente per il committente e nulla ha a che fare con il compenso del professionista.

Si riporta un estratto della circolare n. 31 del 30/12/2014 dell’Agenzia delle Entrate.

 

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