Il nostro è uno studio di commercialisti. E a dirla così son buoni tutti (chi più e chi meno). Ma così non basta e, spesso, è pure fuorviante perché la gente (e spesso i commercialisti stessi) uno studio di commercialisti lo vede come quelli dei conti, dei bilanci’ e, soprattutto, delle tasse. Ed è un errore (o, quanto meno, dovrebbe esserlo) perché noi non siamo quelle cose lì. Non siamo solo quelle cose lì. Non siamo soprattutto quello. Noi, il nostro studio e quelli come noi, siamo quelli della cultura.

La cultura economica e aziendale, innanzitutto. Quella in cui siamo esperti per vocazione naturale. Quella che cerchiamo di divulgare nella nostra pratica quotidiana, quella con cui accompagniamo gli imprenditori e chiunque si inoltri nel mondo del lavoro, di ogni professione. Quella con cui cerchiamo gli strumenti più adatti a chi li deve suonare e li accordiamo perché evidenzino i loro talenti.

La cultura della legalità, poi. Perché le leggi vanno rispettate e conosciute; perché sono il perimetro del nostro campo di gioco spesso più grande di quello che si possa immaginare. E perché, quando è giusto, le si possa contestare con ragione e coscienza.

La cultura dell’informazione. Per questo abbiamo studiato e continuiamo a farlo. Per questo ci aggiorniamo e leggiamo, mantenendo la mente aperta e curiosa. Per questo siamo attivi sui social, condividiamo notizie e scriviamo spesso. Perché conoscere il mondo ci rende più liberi. Discuterne ci fa più forti.

La cultura della cultura e la sua economia. Perché rimaniamo convinti che sia la cultura a dare un senso a tutti noi e a ciò che i numeri raccontano. Che conoscerne le regole, anche quelle economiche e legali, sia importante così come aiutare a operare in questo settore con competenza e tranquillità sia un contributo reale verso un paese migliore. Che ospitarla nelle nostre mura sia un modo di esprimere ciò che ci sta a cuore: che uno studio di commercialisti contiene molto di più di cosa ci vede la gente. Contiene persone e le loro storie, idee fatte di esperienza, ragione e fantasia, conoscenze in movimento.

Cultura, appunto.

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fotografia: Guido Scarabottolo ritratto da Marina Alessi – www.marinaalessi.com

courtesy Galleria l’Affiche – www.affiche.it

L’immagine fa parte di una doppia mostra in corso presso lo studio Lombard DCA fino al 20 gennaio 2016 in continuo dialogo tra vuoto e pieno,

Nelle opere di Marina Alessi nell’ambito della rassegna Modello Unico, questo confronto nasce dall’incontro con altri artisti che vengono ritratti su fondo bianco. E proprio in quello spazio bianco, in quella volontaria lacuna dell’immagine, in quel non detto nasce l’incrocio, il gioco, l’interpretazione. Un dialogo tra le arti, quindi. Un dialogo vivo, che davvero colma i buchi dell’esperienza.

Un dialogo che prosegue anche fuori dagli scatti stessi e si estende a tutta la mostra. Le opere di Marina Alessi, infatti, si intrecciano con quelle di Alberto Casiraghy, poeta, artista e finissimo editore, e ai suoi piccoli preziosi libretti in cui l’arte del dialogo è presente da oltre 30 anni: non sono solo parole e immagini messe su carta; sono oggetti vissuti perché ad ognuno di essi c’è un incontro particolare. Da me vengono persone strepitose, nascono amicizie. Ogni incontro è una storia, un ricordo. Potremmo parlare di antropologia dell’editoria.

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