È stato da poco pubblicato un nuovo volume a cura dell’avv. Maurizio de Tilla per la Fondazione Umberto Veronesi. Di seguito si riporta un estratto dell’introduzione.

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Con la presente pubblicazione su “La fecondazione eterologa” il gruppo dei giuristi della Fondazione Umberto Veronesi ha affrontato un altro tema scottante che involge, tra l’altro, problematiche di biodiritto e di bioetica. 

Con il volume su “La fecondazione eterologa” la Fondazione Veronesi ritorna sul’argomento dopo la pronuncia della Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 162 del 10 giugno 2014, ha dichiarato incostituzionale la legge n. 40/2004 nella parte che vietava la fecondazione eterologa. La pronuncia ridisegna i confini della libertà di autodeterminazione, enucleando importanti principi e linee guida relativi alle tematiche che riflettono la salvaguardia della persona umana nelle sue diverse manifestazioni.

Come ha sottolineato Alessandro De Santis, nel capitolo 5, la Consulta, con la menzoniata decisione, ha provveduto alla ricostruzione della cornice valoriale entro la quale si colloca ala discussione  sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita. La determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima ed intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non violi altri valori costituzionali. E ciò anche quando sia esercitata mediante la scelta di concorrere a questo scopo alla tecnica di P.M.A. di tipo eterologo, perché anch’essa attiene a questa sfera. La scelta di vivere l’esperienza della genitorialità non può non tradursi in un divieto di carattere assoluto che, se dettato, si traduce in una norma in contrasto con gli articoli 2, 3 e 31 Cost.

Nel precedente libro della Fondazione Veronesi su La fecondazione assistita, Alfonso Celotto ha ricordato la piena congruenza e legittimità di soluzioni inerenti sugli assunti di fondo del modello di democrazia pluralista, nel senso di ammettere il diritto ad avere figli, ricorrendo alle tecniche più opportune in ogni singolo caso, scegliendo tra quelle in un  dato momento consentite dallo sviluppo scientifico.

La soluzione del problema va, quindi, ricondotta nella sfera del principio di autodeterminazione collegato al concetto di pluralismo, oltre che all’inesistenza di limiti costituzionali.

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